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Con Valeria Marino

Prima lezione:
Sant’Andrea delle Fratte

Lezione + sistema di amplificazione: Eu 12,00 iscritti a Flumen / Eu 15,00 non iscritti

La basilica è plasmata in maniera unica dal genio del Borromini (ma è anche arricchita da due angeli realizzati dal rivale Bernini): venne definita da Benedetto XV la «Lourdes romana» perché il 20 gennaio del 1842, secondo la Chiesa, proprio qui, apparve la Vergine.
Incontriamo la chiesa risalendo via della Mercede da piazza San Silvestro, sulla destra ma, prima di entrare, proseguiamo su via Capo le Case: alzate gli occhi e la piccola porzione di cielo che si aprirà su questa stretta strada sarà tutta occupata dalla movimentata struttura del tiburio e dallo splendido campanile realizzati dal Borromini. Dalla sommità di via Capo le Case potreste osservare un curioso fenomeno: quando suonano le campane, il campanile oscilla, tanto da essere soprannominato dai romani “ballerino”. È questa una delle più stravaganti e fantastiche creazioni del genio borrominiano con i piani architettonici e decorativi che si sovrappongono in un crescendo brillante e originale. Accanto sorge un altro frutto dell’inesauribile fantasia dell’artista: la cupola, che esternamente si presenta non con la consueta forma circolare, ma con quella di una torre dalle pareti ondulate. È questo uno dei punti più caratteristici e ammirati del barocco romano.
La chiesa è molto antica, ma non si conosce con precisione la sua data di fondazione: nei documenti del XII secolo è nominata S. Andrea de Hortis per la sua posizione ai piedi del Pincio, allora chiamato il colle degli orti. E il nome che ancora conserva, con tutta probabilità, deriva proprio dal fatto che questa zona, in quel tempo, era totalmente disabitata ed ingombra di sterpi e siepi.

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