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Con Carla Vaudo

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Il quartiere della Garbatella viene fondato negli anni ‘20 sui colli che dominano la Basilica di San Paolo fuori le mura. L’origine del nome è ancora in discussione: l’ipotesi più diffusa, e divertente, è che il nome derivi dall’appellativo dato alla proprietaria di un’osteria che sarebbe sorta sullo sperone roccioso che sovrasta proprio la Basilica di San Paolo; tanto benvoluta era l’ostessa dai viaggiatori che chiedevano ostello presso la sua locanda, da meritare il nome di Garbata Ostella, successivamente modificato in Garbatella.

Dopo la prima guerra mondiale Roma visse una fase di grande sviluppo edilizio: il settore sud della capitale, nelle intenzioni degli urbanisti umbertini, doveva essere connesso al lido di Ostia tramite un canale navigabile parallelo al Tevere, che non fu però mai scavato. Tale canale avrebbe dovuto fornire Roma di un porto commerciale molto vicino al centro della città, al confine tra Garbatella e Testaccio, e nella zona a ridosso del canale avrebbero dovuto sorgere una serie di lotti abitativi destinati ad ospitare i futuri lavoratori portuali.

Il quartiere è quindi tradizionalmente suddiviso in lotti, occupati da costruzioni che circondano cortili e giardini che, soprattutto in passato, erano punti di ritrovo per la popolazione: lavatoi e stenditoi, botteghe e cantine, sedie e muretti. L’assetto architettonico della zona è un compromesso tra l’estetica e la pratica: le abitazioni sono collocate, almeno nel nucleo storico, in villini o palazzine di tre piani al massimo, con grande cura per i dettagli e per la diversificazione degli stili.

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