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Con Marco Mancini

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Oggi ricostruiamo la storia di un angolo di Roma del tutto scomparso. Nel luogo dove fu collocata negli anni ‘30 la teca dell’Ara Pacis, sorgeva l’antico Porto Clementino, chiamato comunemente di Ripetta per distinguerlo da quello maggiore di Ripa Grande, nell’odierna zona del complesso di S.Michele. In questa zona, dal Medioevo in poi, vi fu sempre il punto di attracco per le imbarcazioni che provenivano da nord, soprattuto dall’Umbria e dalla Sabina. La sistemazione architettonica dell’area avvenne all’inizio del XVIII secolo per volere di Clemente XI e rappresentò uno degli interventi più significativi del secolo reso necessario dal crescente traffico di legname, olio, sale e vino proveniente dalle aree interne dello Stato Pontificio. La realizzazione del porto fu affidata ad Alessandro Specchi che, attraverso un sistema di banchine, scalinate e un piazzale superiore, fu l’artefice di una delle più gradevoli creazioni d’inizio secolo. La nuova struttura, approdo per imbarcazioni mercantili e crocevia di interessi commerciali, decretò lo sviluppo urbanistico dell’area circostante. Questo importante porto fluviale della città venne sacrificato alla fine dell’Ottocento per la costruzione degli argini del Tevere della nuova Roma Capitale e oggi non rimane altro l’antica fontana detta Clementina e le due colonne con i segni delle alluvioni del Tevere. Affacciata sul porto, la chiesa di San Rocco, eretta nel 1499 dalla Confraternita degli Osti e dei Barcaroli, era la chiesa dei fiumaroli. Questi ultimi costruirono anche un ospedale dedicato al santo ma meglio conosciuto come ospedale delle velate in cui potevano partorire le donne che non volevano rendere noto il proprio nome. L’altra chiesa vicina è San Gerolamo degli Illirici, eretta alla fine del XVI secolo per dare una chiesa a tutti i profughi balcanici fuggiti dai loro territori per l’invasione turca.

Piazza Augusto Imperatore è invece il risultato delle massicce trasformazioni operate nel Ventennio: al centro della piazza la tomba del primo imperatore è incorniciata dagli edifici razionalisti dell’architetto Vittorio Ballio di Morpurgo, lo stesso che creò la prima teca contenitiva dell’Ara Pacis. La tomba fu trasformata nell’Ottocento in auditorium e sala concerti, realizzando all’epoca uno straordinario e originale connubio di suggestioni storiche ed evocazioni musicali.

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