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Hayastan, il paese degli uomini di Hayk, è questo il nome con cui gli Armeni chiamano la loro terra, piccolo territorio erede del sogno e del rimpianto di una grande nazione perduta. Incontrare questo paese reca con sé uno strano senso di distanza e di vicinanza, di alterità, ma anche di fraternità. Ancora un luogo di congiunzione tra Oriente ed Occidente, in cui viene sensibilmente percepito il respiro millenario delle radici della civiltà, in cui risuona l’eco degli antichi sovranidi Urartu, del sogno di potenza di Tigrane il Grande e del suo braccio di ferro con lo strapotere di Roma, delle parole evangelizzatrici di Gregorio l’Illuminatore che fece dell’Armenia la prima nazione cristiana, dell’insegnamento di Mesrop che donò alla lingua armena il suo alfabeto. Un paese in cui l’amore appassionato e l’orgoglio smisurato del suo popolo per la propria terra e la propria storia si percepiscono nitidamente: nell’amore per la poesia e la musica, nel gusto di raccontare storie, insieme al dolore e alla rabbia per la ferita mai rimarginata del genocidio subito, espresso dal suono struggente di uno strumento musicale, il duduk.

L’Armenia è luogo di profumi e di sapori, fragrante di spezie e di frutta, di panorami aridi e rocciosi, ma anche verdi e rigogliosi, in cui si può ancora riuscire ad ascoltare il silenzio. E sullo sfondo, onnipresente e irraggiungibile l’Ararat, la montagna perduta, simbolo delle sconfitte e delle speranze dell’intera nazione armena.

L’Armenia è terra di fede profonda testimoniata da un’originale arte sacra, che in architettura viene rappresentata dalle tante chiese fortificate e dai complessi monastici che, collocati in straordinari scenari naturali, costituivano in età medievale veri e propri luoghi della scienza dove si insegnava la religione cristiana assieme all’astronomia, le matematiche, l’architettura, la medicina, le arti, costituendo nei secoli un senso elevatissimo di appartenenza e identità culturale. Gli Armeni sono ora sparsi a milioni nel mondo, ma il loro punto di riferimento resta quel territorio alle pendici del sacro Ararat dove si arenò l’Arca di Noè salvata dal Diluvio, montagna che la storia moderna ha tuttavia negato loro collocandola oltre confine, in territorio turco.

Per tutto questo, il viaggio all’ombra della montagna perduta può rappresentare una tappa fondamentale della crescita culturale di ciascuno di noi.

Guardo con un occhio solo
Il secondo è di vetro
E con questo solo occhio
Vedo molto
Invece con il secondo di più
Perché con l’occhio sano io vedo
E con quello cieco
Sogno

(Paruik Sevak, poeta armeno)

 

Conduce il viaggio Carla Vaudo.

Carla Vaudo lavora con Flumen da vent’anni e ha contribuito in modo significativo al suo sviluppo attraverso un’instancabile ideazione di viaggi, corsi e conferenze, visite guidate e laboratori didattici. Da dieci anni è anche responsabile della sede Flumen di Latina. È laureata e specializzata in Archeologia Medievale presso la Sapienza di Roma, diplomata e perfezionata in Archeologia Cristiana presso il Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana, e ha svolto numerose campagne di scavo.
L’Armenia, che ha visitato molte volte, è uno dei territori che più ama.

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