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I Fenici, che per necessità storica dovettero prendere il mare salpando dalle coste del Vicino Oriente, hanno dato un’impronta decisiva, assieme ai Greci, alla formazione della nostra civiltà. Il nord Africa, la Sicilia, la Sardegna, tutto il Mediterraneo occidentale, anche oltre Gibilterra, è costellato di empori e colonie fenicie: tra tutte, la più importante di tutte è Cartagine, che arrivò a contendersi il primato economico e politico con Roma. La partita fu tuttavia irrimediabilmente persa e l’egemonia di Roma si sovrappose del tutto alla cultura cartaginese di antica origine semitica e figlia diretta delle millenarie popolazioni della Mezzaluna Fertile. Cartagine venne rovinosamente sconfitta e poi cancellata, così come auspicava Catone, tanto che ancora ai nostri giorni i resti archeologici della città di Annibale, e di gran parte delle coste nord africane, sono soprattutto rappresentative delle vestigia della civiltà latina vincitrice che si è sovrapposta a quella punica.

L’isola di Mozia, situata di fronte alla costa tra Trapani e Marsala, sorge in un contesto naturalistico ancora bellissimo e quasi incontaminato, tra antiche saline e le isole Egadi. Mozia è per la sua natura uno dei luoghi

più belli del Mediterraneo e importantissima dal punto di vista storico poiché è uno dei rari siti archeologici in cui è possibile recuperare le tracce della perduta civiltà punica cartaginese.

Fondata direttamente dai Fenici, la città di Mozia si sviluppò ricca e dedita ai commerci, contendendo per lungo tempo il primato economico ai Greci di Siracusa che alla fine la conquistarono dopo un drammatico assedio nel 397 a.C. descritto in ogni dettaglio dalle cronache di Diodoro Siculo.

Immersa come altri centri marittimi fenici in un ecosistema unico, al centro dello Stagnone di Marsala, una sorta di grande porto naturale e con diverse risorse a disposizione (prodotti agricoli, ittici, sale, ecc.), Mozia rimase tra il VIII e il IV secolo a.C. un centro fiorente, stringendo rapporti vantaggiosi e continuativi con gli Elimi dell’entroterra (= Erice, Segesta) e sviluppando fruttuosamente il confronto con i Greci di Sicilia (= Selinunte, Agrigento, Himera). Dal punto di vista archeologico Mozia è attualmente uno dei laboratori di ricerca più ricchi e promettenti di tutto il Mediterraneo, essendosi preservata pressoché intatta per un’estensione di 45 ettari e avendo restituito una straordinaria quantità di reperti e monumenti, quasi tutti interamente conservati nel suo museo e dislocati nell’isola.

Eppure il simbolo di Mozia, isola di Fenici e di orientali, è una bellissima statua marmorea di fattura greca, uno degli esempi più straordinari di stile severo mai ritrovato. Il Giovane di Mozia adornava il cortile di una qualche ricca abitazione dell’isola e adesso è uno dei reperti più belli e famosi del museo che prende il nome del suo proprietario anglo-siciliano Giuseppe Whitaker, erede di quella ricca nobiltà inglese che in questa fetta di Sicilia si stabilì nel XIX secolo e si dedicò alla coltivazione della vite e alla produzione di vini liquorosi di grande qualità.

I Fenici, la loro storia e l’esplorazione del Mediterraneo, l’incontro con il contesto siciliano e le popolazioni autoctone, l’antitesi con la cultura greca, l’isola di Mozia e le sue straordinarie testimonianze, i metodi dell’indagine archeologica, sono alcuni dei grandi temi che verranno raccontati in questo particolarissimo viaggio, unico per gli argomenti che tratta e soprattutto per la possibilità assai rara di soggiornare nell’isola per alcuni giorni grazie alla preziosa, ed esclusiva, collaborazione tra Associazione Flumen e la Fondazione “G. Whitaker”, proprietaria dell’isola.

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