Ho visto e vi racconto: La Mostra “Donne, Madri, Dee” al Castello di Udine

“Donne, madri, dee”, la mostra ospitata nei Civici Musei del Castello di Udine, prorogata fino al prossimo 22 aprile, esplora con occhio attento il mondo simbolico dell’età preistorica, i suoi aspetti storici e multiculturali, i linguaggi e le metafore universali dell’arte.

Il tema presentato è affascinante e coinvolgente, quello della rappresentazione e del significato della figura femminile a partire da 40.000 anni fa. L’area geografica di riferimento, vista la sede dell’esposizione, è l’Italia nord-orientale e l’Europa centrale e sud orientale.

Il percorso inizia con una delle opere più significative e rappresentative del paleolitico, la cosiddetta “Venere di Savignano”, proveniente dal Museo Nazionale Preistorico-Etnografico L. Pigorini di Roma. La parte più significativa dell’esposizione è costituita dal nucleo neolitico di questa tipologia di reperti provenienti da numerosi musei italiani e stranieri, esposti in ordine cronologico e geografico. In questa fase della storia dell’uomo, caratterizzata da trasformazioni economico sociali di importanza epocale, in alcuni territori di area balcanica le rappresentazioni figurative femminili sono numerosissime. In alcuni siti della Serbia ne sono venute alla luce migliaia.

Esse mostrano come gli schemi formali del neolitico siano decisamente più complessi rispetto alle esperienze precedenti, non solo nella scelta della materia prima utilizzata (argilla, osso, pietra), ma in generale nelle posture realizzate, nella riproduzione simbolica dei dettagli anatomici di genere, nella raffigurazione del volto e delle acconciature, nella decorazione del corpo, degli abiti, tatuaggi o monili.

Il percorso della mostra si conclude con un grande salto cronologico, con riferimenti all’arte contemporanea, in quanto prevale la consapevolezza della continuità esistente nei linguaggi figurativi adottati nella rappresentazione artistica della figura femminile, una continuità che trova probabilmente la sua ragion d’essere nei sistemi di percezione del nostro cervello che a partire dall’ homo sapiens non hanno subito modifiche anatomiche di rilievo. È questa la tesi condivisa dagli ideatori e curatori della mostra.

Al visitatore viene offerta la possibilità di avvalersi di sussidi multimediali e pluri-sensoriali come mappe geografiche luminose, supporti con figure in rilievo per una lettura tattile delle informazioni e cartoncini variamente profumati per stimolare le sensazioni olfattive.

Questa mostra, il modo in cui è stata concepita l’esperienza della sua fruizione, ci permette una totale immersione “contemporanea” in un mondo che alla fine è lontano a noi solo cronologicamente.

di Patrizia Palmieri corrispondente per Flumen dal Triveneto

di Patrizia Palmieri| 2018-03-09T11:13:12+00:00 marzo 2018|